Disturbi alimentari: mangio?

È il momento delle diete, sentiamo il bisogno di essere più belli per l’estate e, più belli significa più magri, così cominciamo a fare la dieta, magari da soli, tanto si tratta di pochi chili…, poi decidiamo di andare da un professionista e così, forse, c’è la facciamo.

E di fatto c’è la facciamo, almeno per un periodo, poi tutto ricomincia. Come mai? Intanto per fare una dieta e sopratutto per prolungarla nel tempo, è necessario che siano coinvolti tutti i nostri aspetti. In genere dal dietologo portiamo il nostro aspetto adulto, quello che si è guardato allo specchio e non si è piaciuto ed insieme all’adulto ci è andato il bambino buono ed ubbidiente che è in noi. Quello per intenderci, che piaceva tanto a mamma e papà. Ci dimentichiamo del bambino ribelle dentro di noi, quello dei capricci, quello che quando eravamo piccoli ci faceva disubbidire, lo stesso bambino che ci fa mangiare, quasi di nascosto, le cose “proibite”, quel bambino però sta lì, pronto al primo momento di esasperazione sa che hai vinto, ci farà venire meno alla dieta. Questo non è tutto, non si accontenta, perché subito dopo si diverte in due modi: facendoci sentire in colpa e regalandoci un senso di fallimento “ormai ho sbagliato, tanto vale che mollo la dieta”. Ci siamo mai chiesti il perché di questo senso di fallimento, perché magari ci siamo mangiati un gelato?

Questa è la dinamica delle diete e posso immaginare che i nutrizionisti ed i dietologi lo sanno ma tanto poi il cliente ritorna.

Purtroppo nel percorso dietetico ci si dimentica dell’aspetto emotivo e si pensa che questo può essere coinvolto solo per gli anoressici  e gli obesi, invece non è così. Il legame tra emozioni e cibo è fortissimo. È il primo legame tra il bambino e la madre e questo filo emotivo rimane per tutta la vita. Non voglio dire che è male che ci sia, anzi si tratta di potenziarlo nella giusta misura, di dargli il giusto valore e per fare questo ci vuole un professionista, che affianchi chi si occupa materialmente della dieta.

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